Dopo aver attraversato il Colle del Gran San Bernardo e le alte montagne della prima tappa, il cammino verso Aosta segna il passaggio dall'ambiente tipicamente alpino ai paesaggi più dolci del fondovalle. La Via Francigena attraversa i borghi di Étroubles, Échevennoz e Gignod, seguendo a lungo il corso dei tradizionali rus, gli antichi canali che hanno reso coltivabili questi versanti.
Via Francigena: Saint-Oyen - Aosta
Questa tappa, ricca di testimonianze storiche e scorci panoramici, conduce fino ad Aosta, oggi considerata una delle città romane meglio conservate d'Italia.
Lasciato lo Château Verdun, si risale brevemente la strada fino a raggiungere una scultura in legno e una croce, dove si imbocca un sentiero che corre parallelo alla strada principale e conduce a Étroubles.
Il toponimo Étroubles deriva probabilmente dall'antico nome latino Stipulae, termine che significa "paglia". L'origine del nome è legata ai residui delle spighe che rimanevano nei campi dopo la mietitura. Fino agli anni Sessanta, il paesaggio intorno al borgo era caratterizzato da ampie coltivazioni di grano e segale che in estate si coloravano con i papaveri rossi e i fiordalisi azzurri, creando un panorama tipico dell'agricoltura di montagna.
Itinerario: Saint-Oyen - Étroubles - Échevennoz - Gignod - Aosta
Sentieri: 103 (VF)
Lunghezza: circa 18,2 km
Difficoltà: T/E (traccia su Wikiloc)
Tempo: circa 5 ore (escluse le soste)
Dislivello: quota max 1.347 m s.l.m. ( D+ 103 m D -861 m)
L'ingresso nel borgo avviene percorrendo Rue Albert Deffeyes, tra case in pietra, vicoli acciottolati e numerose opere d'arte contemporanea. Étroubles, inserito tra i Borghi più belli d'Italia, è infatti un vero museo a cielo aperto. Dal 2005 ospita un percorso artistico realizzato in collaborazione con la Fondazione Pierre Gianadda di Martigny, con sculture e installazioni di artisti italiani e internazionali disseminate tra le vie del centro.
Passeggiando tra gli edifici storici si incontrano splendidi fontanili, antiche abitazioni con i caratteristici tetti in lose e la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, ricostruita intorno al 1815 sui resti di un edificio più antico. L'attuale campanile risale al 1480 e all'interno della chiesa è ospitato un piccolo museo che conserva preziosi arredi liturgici del XV secolo.
La Via Francigena, però, non attraversa la piazza della chiesa: poco prima si svolta a destra lungo la Ruelle de l'Archet, una suggestiva viuzza che scende verso una fontana e conduce al caratteristico ponte coperto in legno, in stile svizzero, che attraversa il torrente Artanavaz.
Il tratto successivo è particolarmente piacevole perché si sviluppa in gran parte nel bosco, seguendo uno dei caratteristici rus della Valle d'Aosta. Si attraversano prati e zone alberate fino a raggiungere Échevennoz, entrando nel villaggio dalla parte alta e permettendo di intravedere dall'alto la piccola cappella.
La Cappella di Échevennoz fu fondata nel 1440 dal notaio Pierre Bertin e conserva sulla facciata affreschi realizzati nel 1800, raffiguranti la Vergine con il Bambino, i santi Pietro e Giuseppe e alcuni fedeli raccolti in preghiera.
Da Échevennoz si riprende il cammino sul sentiero, classificato come escursionistico, costeggiando il Ru Neuf, che accompagna il pellegrino per un lungo tratto anche nelle tappe successive. I rus sono antichi canali artificiali realizzati per convogliare l'acqua dei torrenti verso i campi e i pascoli, fondamentali per l'agricoltura delle comunità valdostane. Il Ru Neuf, le cui origini risalgono al Medioevo, è uno dei più importanti della zona.
Ricordano le levadas di Madeira che ho raccontato in altri articoli sul blog.
Il cammino prosegue nel bosco, alternando tratti pianeggianti a brevi discese più ripide. È un percorso ombreggiato e piacevole, anche se occorre prestare attenzione alle radici che affiorano dal terreno. Il sentiero è frequentato anche dagli appassionati di mountain bike.
Qui si incontrano alcuni elementi curiosi che accompagnano il pellegrino: una scultura in legno raffigurante un viandante e la piccola grotta "Je te salue", dove sono stati collocati un altare e un'immagine della Vergine Maria con Gesù adolescente.
Dalla roccia sgorga continuamente acqua, raccolta in un antico acquasantino proveniente dalla cappella del Pianeta, richiamando simbolicamente il battesimo e la vita. La scultura è opera di Silvano Salto, artista originario di Gignod.
Il percorso prosegue regalando ampie vedute sul monte Velan (3.727 m) e, sul versante svizzero, sul Grand Combin (4.314 m), entrambi riconoscibili per i loro ghiacciai. Il sentiero scende, con tratti un poco sconnessi e ripidi, verso Gignod, paese formato da diverse frazioni e dominato dalla chiesa di Sant'Ilario, risalente al XV secolo.
All'interno della chiesa è possibile apporre il timbro sulla credenziale. Meritano attenzione il pregevole altare maggiore barocco in legno, che conferisce all'ambiente un'atmosfera calda e raccolta, e il ciclo di affreschi quattrocenteschi, databili intorno al 1480, tra cui spicca una suggestiva Pietà. Di particolare rilievo è anche il massiccio campanile, costruito alla fine del Quattrocento dal capomastro Yolli di Vuetto di Gressoney.
Superato il sottopasso, si prosegue in direzione del parco della Torre, dove una breve deviazione permette di raggiungere questo luogo suggestivo, ideale per una pausa con vista sul circo montuoso che circonda la valle.
La Torre, la cui costruzione risale probabilmente al XII-XIII secolo, è una massiccia struttura a pianta quadrata, alta circa 9,5 metri, della quale rimangono oggi le sole mura perimetrali. L'ingresso si trovava a diversi metri dal suolo e vi si accedeva tramite una scala a pioli di legno che poteva essere ritirata in caso di pericolo per rendere più difficile l'accesso agli eventuali nemici. Sopra la porta si conserva un arco cieco di scarico in pietra.
L'edificio, privo di finestre, conserva sulle pareti i fori destinati all'alloggiamento delle travi lignee che sostenevano i diversi piani interni. In origine era inoltre circondata da una cinta muraria, di cui sono ancora visibili alcune tracce.
Si prosegue su una stradina attraversando diverse località del comune di Gignod. A Chez Henry la segnaletica della Via Francigena si discosta leggermente dalla traccia principale, ma seguendo il sentiero 103 non si rischia di sbagliare. Lungo il percorso si incontra anche la piccola cappella di Variney per entrare nel comune di Aosta.
Per un tratto il cammino procede accanto alla strada statale, passando nei pressi della chiesa di Saint-Roch de Signayes, la cui facciata è impreziosita da affreschi, una caratteristica diffusa anche in diverse chiese dell'Italia settentrionale.
All'altezza della centrale elettrica di Grand Signayes si svolta a destra, imboccando una stradina più tranquilla, ma in salita, che attraversa frutteti e vigneti. Il percorso riprende poi a scendere verso Aosta, fino a raggiungere la zona della rotonda di viale del Gran San Bernardo.
Da qui si entra nel centro storico, passando davanti alla chiesa di Santo Stefano e al Museo Archeologico Regionale, per poi raggiungere alcuni dei principali monumenti della città: la Cattedrale, la Porta Praetoria e infine l'Arco di Augusto, dove termina idealmente questa seconda tappa valdostana della Via Francigena.
Per tutte le informazioni e gli approfondimenti sulle cose da vedere ad Aosta, dedicherò un articolo specifico, nel quale racconterò più nel dettaglio i principali monumenti e i siti archeologici della città.
Dove dormire
Ad Aosta, il Ristoro Foyer, gestito dalle suore, è un'ottima soluzione per chi percorre la Via Francigena. Dispone di camere singole con bagno privato e si trova in posizione centrale, a pochi passi dal Teatro Romano.
In città l'offerta ricettiva è piuttosto varia e tra le strutture dal prezzo più contenuto si trova La Belle Epoque, situata nel centro storico.
Lungo la tappa sono disponibili anche altre strutture per i pellegrini:
- a Étroubles, il Camping Tunnel International;
- a Échevennoz, l'Ostello Dortoir.
La credenziale della Via Francigena può essere ritirata ad Aosta presso l'Ufficio del Turismo, situato accanto alla Porta Praetoria.
Come arrivare
Per raggiungere il punto di partenza della tappa è necessario arrivare ad Aosta, collegata in treno con Torino e Ivrea lungo la linea ferroviaria Torino–Ivrea–Aosta. Nel 2026, tuttavia, la tratta Aosta-Ivrea è interessata da lavori di potenziamento e il servizio ferroviario è sostituito da autobus.
Da Aosta si può quindi proseguire con gli autobus di linea diretti a Saint-Rhémy-en-Bosses, punto di inizio della tappa, con fermate nelle principali località della valle del Gran San Bernardo. Si consiglia di verificare gli orari aggiornati, che possono variare in base alla stagione.















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