Dopo aver attraversato la Valle d'Aosta, la Via Francigena entra in Piemonte e accompagna il pellegrino tra i vigneti e i borghi storici del Canavese, seguendo un percorso piacevole e ricco di testimonianze del passato.
La tappa si conclude a Ivrea, splendida città dal patrimonio romano e medievale, dove chi ha percorso la Via Francigena dal Colle del Gran San Bernardo può ritirare il Testimonium laico, un riconoscimento che celebra il completamento dell'itinerario valdostano e l'ingresso nel cammino piemontese.
Via Francigena: Pont-Saint-Martin - Ivrea
Lasciata alle spalle Pont-Saint-Martin, il cammino affronta subito una breve salita lungo un suggestivo sentiero con gradini scavati nella roccia, che conduce alla Cappella di San Rocco. È qui che si lascia ufficialmente la Valle d'Aosta per entrare in Piemonte, salutando il primo tratto della Via Francigena italiana dopo il Colle del Gran San Bernardo.
La cappella fu costruita nel XVII secolo come ex voto dagli abitanti di Carema in ringraziamento a San Rocco, invocato come protettore contro la peste che colpì il paese nel 1630. Dal piazzale si apre infatti un magnifico panorama sull'imbocco del Canavese e sulle montagne appena lasciate alle spalle. Un piccolo dettaglio rende ancora più evidente il passaggio di regione: scompaiono le bandiere della Valle d'Aosta e fanno la loro comparsa quelle della Città Metropolitana di Torino, simbolico benvenuto in Piemonte.
Itinerario: Pont-Saint-Martin - Carema - Torredaniele - Settimo Vittone - Borgofranco d'Ivrea - Montalto Dora - Ivrea
Sentieri: VF
Lunghezza: circa 22,5 km
Difficoltà: E (traccia su Wikiloc)
Tempo: circa 6 ore e 10 minuti (escluse le soste)
Dislivello: quota max 377 m s.l.m. ( D+ 360 m D -429 m)
Da questo punto cambia anche la segnaletica: scompaiono le caratteristiche frecce gialle del percorso 103 utilizzate in Valle d'Aosta e compaiono i classici cartelli della Via Francigena, affiancati dalla segnaletica bianco-rossa del Grande Traversata del Canavese e da quella bianco-blu dedicata ai ciclisti. Agli incroci principali sono inoltre presenti i cartelli marroni della Via Francigena, che rendono il percorso semplice da seguire.
Lasciata la Cappella di San Rocco, il percorso scende lungo una ripida scalinata scavata nella roccia. Il paesaggio conserva ancora molti elementi tipici della Valle d'Aosta, soprattutto lungo il suggestivo Sentiero dei Vigneti che attraversa i caratteristici terrazzamenti di Carema.
Qui la viticoltura si pratica ancora secondo metodi tradizionali: i vigneti sono sostenuti dalle tipiche pergole in pietra e, per raggiungere i terrazzamenti più alti, vengono utilizzati piccoli trenini su rotaia, una soluzione che ricorda da vicino quella adottata nelle Cinque Terre.
Le strette vie del borgo conducono alla Fontana di via Basilia, realizzata nel 1571 dai conti Challant-Madruzzo. La sua elegante stele in granito è decorata con stemmi e iscrizioni latine che, lette nell'ordine corretto, compongono la frase evangelica "Si quis sitit veniat ad me et bibat" ("Chi ha sete venga a me e beva"), un chiaro richiamo al tema dell'acqua e dell'accoglienza.
Sseguendo sempre le precise indicazioni si sale alla Chiesa di San Martino, riconoscibile per l'imponente cupola e per lo slanciato campanile in pietra, alto circa 60 metri e considerato uno dei più interessanti esempi di architettura campanaria del Piemonte.
Il cammino passa poi davanti al Gran Masun, una possente casa-forte medievale costruita in pietra, un tempo utilizzata con funzioni difensive e amministrative.
Dal 2026 il tracciato della Via Francigena è stato in parte modificato. All'uscita di Carema si sale per un tratto il Sentiero dei Vigneti che regala splendide vedute sui terrazzamenti coltivati, per poi ridiscendere lungo una mulattiera lastricata.
Dopo un brevissimo tratto accanto alla strada statale, il cammino si addentra nuovamente nella campagna in direzione di Torre Daniele, raggiungendo l'Oratorio di San Pietro. Accanto all'edificio religioso si trova un caratteristico gruppo di antiche case in pietra, oggi in vendita, che conserva ancora tutto il fascino dell'architettura rurale canavesana.
Si prosegue passando accanto a un'area di sosta e alla Chiesa di Sant'Agata a Cesnola, per poi raggiungere Settimo Vittone. Una breve salita conduce alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove una fontana e alcune panchine invitano a concedersi una meritata pausa.
A poca distanza si trovano la Pieve di San Lorenzo e il Battistero di San Giovanni, uno dei più interessanti esempi di architettura carolingia del Piemonte. Il complesso, situato in posizione panoramica, merita una breve deviazione, anche se gli interni sono generalmente visitabili soltanto la domenica pomeriggio.
Il percorso riprende quindi tra campi coltivati e frutteti. Si passa sotto un curioso pergolato di kiwi, dove la segnaletica è poco evidente, e ci si addentra nuovamente nel bosco, dove il sentiero attraversa affioramenti rocciosi ricchi di minerali che, illuminati dal sole, assumono in alcuni punti riflessi quasi scintillanti. Poco più in basso ricompaiono i vigneti che accompagnano ancora una volta il cammino.
La discesa continua nel bosco e, poco prima di raggiungere il fondovalle, è possibile effettuare una breve deviazione verso la Chiesa di San Giacomo, situata ai piedi del suggestivo Castello di Montestrutto, uno dei manieri più caratteristici di questa parte del Canavese.
Si prosegue su strada asfaltata attraversando il paese fino a raggiungere la Chiesa di San Germano, situata accanto a un ostello. L'edificio conserva ancora alcune tracce dell'originario impianto romanico, soprattutto nel campanile, mentre il resto della struttura è frutto di ricostruzioni e ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli.
Poco oltre si entra nella suggestiva zona dei Balmetti, a circa un chilometro dal centro di Borgofranco d'Ivrea. Si tratta di un caratteristico borgo formato da piccole costruzioni addossate alla montagna, distribuite per circa mezzo chilometro lungo il percorso della Via Francigena.
Il nome deriva dal termine balma, che significa grotta o cavità nella roccia. I Balmetti sono infatti antiche cantine naturali ricavate nella morena, utilizzate da secoli per conservare soprattutto vino e formaggi. La loro particolarità è dovuta alle "ore", correnti d'aria che fuoriescono naturalmente dalla montagna e mantengono all'interno una temperatura costante di circa 7-8 °C e un elevato grado di umidità, creando condizioni ideali per la conservazione degli alimenti.
All'esterno, piccoli cortili, pergolati e spazi comuni raccontano la vocazione conviviale di questo luogo, che ancora oggi rappresenta un importante punto di ritrovo per la comunità locale. Alcuni Balmetti sono stati trasformati in ristoranti e locali tipici, anche se durante il mio passaggio era ancora troppo presto per fermarmi a pranzo.
Il cammino prosegue quindi verso il centro di Borgofranco d'Ivrea, dove spicca la Torre Porta, conosciuta dagli abitanti come el ciochèr. Costruita tra il XIII e il XIV secolo come torre difensiva dell'antico ricetto, nel tempo è stata trasformata in torre campanaria e successivamente dotata dell'orologio civico. È un ottimo punto per concedersi una breve sosta prima di riprendere il cammino.
Accanto si trova la Chiesa di San Maurizio, recentemente restaurata, che completa uno degli scorci più caratteristici del centro storico di Borgofranco d'Ivrea.
Lasciato il paese, il cammino torna a immergersi nella natura, attraversando un piacevole tratto tra la vegetazione fluviale, ideale per camminare lontano dal traffico.
Si raggiunge quindi Montalto Dora, dove in Piazza del Comune si trova un monumento dedicato ai pellegrini, testimonianza del forte legame del paese con la Via Francigena.
Negli ultimi anni il tracciato della Via Francigena è stato modificato e le tracce che avevo a disposizione non coincidevano più perfettamente con il percorso attuale. La nuova variante allunga la tappa di circa 1,5 km e include un tratto dell'anello del Lago Pistono, rendendo il cammino ancora più panoramico.
Si prosegue lungo Via Casana fino alla Chiesa di San Rocco. Per visitarla è necessario registrarsi e richiedere un codice di accesso. L'edificio ha origini antiche: nacque probabilmente alla fine del XIV secolo come semplice pilone votivo lungo la strada che conduceva al castello e fu successivamente ampliato fino ad assumere l'aspetto di una cappella. Il portico esterno risale invece con ogni probabilità all'Ottocento.
Poco oltre si raggiunge un'area picnic con fontana, situata ai piedi del Castello di Montalto Dora, che domina il paesaggio dalla cima del Monte Crovero. Le sue origini risalgono probabilmente tra il X e l'XI secolo e, nel corso dei secoli, venne ampliato e trasformato in una possente fortezza.
Da qui il percorso segue un suggestivo sentiero lastricato con ciottoli di fiume, entrando nel paesaggio modellato dall'antico ghiacciaio della Dora Baltea. Le colline attraversate fanno infatti parte dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea, uno dei più estesi complessi glaciali d'Europa, mentre i numerosi laghi della zona rappresentano una delle testimonianze più evidenti dell'azione dei ghiacci.
La Via Francigena costeggia quindi il Lago Pistono, uno dei Cinque Laghi di Ivrea insieme ai laghi Sirio, Nero, San Michele e Campagna (Cascinette). Immerso tra boschi e zone umide, è uno degli angoli più rilassanti dell'intera tappa e rappresenta un luogo perfetto per concedersi una pausa prima di riprendere il cammino.
Raggiunta la Cappella di Santa Croce, il nuovo itinerario si ricongiunge con il tracciato storico della Via Francigena. La piccola chiesa, risalente al XVII secolo, sorge secondo la tradizione nel luogo del martirio di San Tegolo, soldato della Legione Tebea, ed è uno degli ultimi luoghi di interesse prima dell'ingresso nella città di Ivrea.
Si continua a salire nel bosco fino a raggiungere la Cappella di San Pietro Martire, un piccolo edificio di origine medievale che conserva ancora alcuni elementi della struttura originaria e tracce di antichi affreschi.
Da qui il percorso torna su strada asfaltata e costeggia il Lago Sirio che si intravede solo in alcuni punti tra gli alberi. Rispetto al più tranquillo Lago Pistono, il Sirio è decisamente più vivace: lungo le sue rive si trovano stabilimenti balneari, attività turistiche e un piccolo porticciolo per le imbarcazioni.
Seguendo una strada secondaria si scende dolcemente verso Ivrea e, poco alla volta, all'orizzonte compare il profilo del Castello di Ivrea che domina la città dall'alto.
Si entra nel centro storico attraversando la cinta muraria e si raggiunge Piazza Castello, seguendo le indicazioni della Via Francigena.
Il Castello di Ivrea, costruito nel 1358 per volontà di Amedeo VI di Savoia, è facilmente riconoscibile per le sue quattro torri cilindriche in mattoni rossi. Dopo un lungo intervento di restauro è stato riaperto al pubblico: oggi è possibile visitare il cortile, le antiche celle, i camminamenti di ronda e salire sulle torri per ammirare il panorama sulla città e sull'anfiteatro morenico. Al momento della mia visita le aperture erano previste la domenica, nel periodo estivo, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.
Pochi passi più avanti si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta, uno degli edifici religiosi più importanti della città. Pur essendo stata più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, conserva ancora significativi elementi romanici, come la cripta, il deambulatorio, il campanile e parte dell'antico chiostro, mentre gli interni sono prevalentemente barocchi e la facciata è di epoca neoclassica.
Terminata la visita al centro storico, mi sono diretta verso la stazione ferroviaria attraversando nuovamente la Dora Baltea che qui ha ormai una portata decisamente maggiore e un alveo molto più ampio rispetto ai tratti attraversati nei giorni precedenti.
Poco prima della stazione si incontra la Fontana Camillo Olivetti, omaggio alla famiglia che ha profondamente segnato la storia della città. Proprio grazie alla visione di Adriano Olivetti, che tra gli anni Trenta e Sessanta promosse uno sviluppo industriale attento anche alla qualità della vita dei lavoratori, Ivrea è stata riconosciuta Patrimonio Mondiale UNESCO come esempio di città industriale del XX secolo.
Con l'arrivo a Ivrea termina anche il tratto della Via Francigena dal Colle del Gran San Bernardo. Chi ha percorso tutte le tappe fino a qui può richiedere il Testimonium laico, un attestato che certifica il completamento dell'itinerario valdostano fino alla città piemontese: una bella soddisfazione prima di proseguire il cammino verso la Pianura Padana. Viene rilasciato dall'Associazione Europea delle Vie Francigene (Corso Botta) oppure dall'Ufficio del Turismo di Ivrea, in Piazza Ottinetti.
Dove dormire
A Ivrea sono disponibili numerose soluzioni per il pernottamento, dagli ostelli ai B&B fino agli hotel. Per chi percorre la Via Francigena, una delle opzioni più indicate è l'Ostello Canoa Club, una struttura che offre un'accoglienza pensata anche per i pellegrini che si trova sulle sponde della Dora Baltea.
Volendo suddividere le tappe diversamente ci si può fermare all'Ostello San Germano e riprendere il cammino il giorno seguente.
Come arrivare
Pont-Saint-Martin è collegata a Ivrea dalla linea ferroviaria Aosta–Ivrea. Attualmente, però, a causa dei lavori di potenziamento della tratta, il servizio ferroviario è sostituito da autobus.
Per chi desidera iniziare la tappa da Borgofranco d'Ivrea o Montalto Dora, è possibile utilizzare anche gli autobus di linea. La linea 4157 collega infatti Ivrea con Montalto Dora, Borgofranco d'Ivrea e San Germano, effettuando fermate nei rispettivi centri abitati.
Ivrea rappresenta il principale nodo di trasporto della zona ed è servita da collegamenti ferroviari con Torino e il resto del Piemonte. Grazie ai frequenti collegamenti con i paesi attraversati dalla Via Francigena, può essere una base molto comoda sia per iniziare la tappa sia per rientrare al termine del cammino.




















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