Il cammino lungo la Via Francigena in Valle d'Aosta inizia in uno dei luoghi più spettacolari dell'intero itinerario: il Colle del Gran San Bernardo, a 2.473 metri di altitudine, dove il percorso entra in Italia dopo aver attraversato la Svizzera. Circondati da un magnifico anfiteatro di cime alpine, si percorre un ambiente d'alta montagna ricco di storia, da secoli attraversato da pellegrini, mercanti ed eserciti.
Via Francigena: Colle del Gran San Bernardo - Saint-Oyen
Da qui il sentiero scende progressivamente nella Valle del Gran San Bernardo, regalando panorami sempre diversi tra pascoli, torrenti e antichi villaggi. Lungo il percorso si attraversano Saint-Rhémy-en-Bosses, Saint-Léonard e Cerisey, piccoli borghi che conservano intatta la loro atmosfera, fino a raggiungere Saint-Oyen, dove ho deciso di concludere la mia prima tappa valdostana della Via Francigena. L'itinerario ufficiale prosegue infatti fino a Échevennoz, ma, essendo partita nel pomeriggio, ho preferito suddividere il percorso diversamente.
Itinerario: Colle del Gran San Bernardo - Saint-Rhémy- Saint-Léonard - Cerisey - Saint-Oyen
Sentieri: 103 (VF)
Lunghezza: circa 11,6 km
Difficoltà: E/T (traccia su Wikiloc)
Tempo: circa 3 ore (escluse le soste)
Dislivello: quota max 2.469 m s.l.m. (D+ 0 - D- 1.120 m)
Il Colle del Gran San Bernardo è uno dei valichi alpini più celebri d'Europa. Circondato da uno straordinario anfiteatro di cime calcaree, questo luogo conserva un fascino senza tempo e rappresenta da oltre duemila anni una delle principali vie di collegamento tra il Nord Europa e l'Italia.
Dopo aver timbrato la credenziale presso lo storico Hospice du Grand-Saint-Bernard, fondato nell'XI secolo per offrire accoglienza ai viandanti, il cammino prende il via costeggiando il lago alpino dalle intense acque color verde smeraldo.
Prima di mettersi in cammino vale la pena fare una visita al canile della Fondation Barry, dove durante l'estate soggiornano i cani San Bernardo, autentico simbolo del passo. La loro presenza all'Ospizio è documentata fin dal XVII secolo: per secoli furono gli instancabili compagni dei Marronniers, gli antichi accompagnatori che guidavano i viandanti attraverso il valico e intervenivano nei soccorsi, soprattutto in caso di valanghe.
Pochi minuti dopo si lascia la Svizzera per entrare in Italia. Oggi il confine si attraversa senza alcun controllo, ma per secoli questo valico ha rappresentato uno dei passaggi più importanti delle Alpi. Una statua ricorda il passaggio di Napoleone Bonaparte che nel maggio del 1800 attraversò il valico con circa 40.000 uomini diretto verso la Pianura Padana.
A salutare la partenza dei pellegrini è la statua di San Bernardo di Mentone, fondatore dell'ospizio e figura simbolo di questo passo alpino, che lo raffigura con ai piedi un drago incatenato, allegoria delle forze del male vinte dalla fede e della protezione offerta ai viandanti.
Si segue il sentiero 103, ben segnalato da cartelli e dalle caratteristiche frecce gialle della Via Francigena. Il primo tratto attraversa un ambiente di alta montagna tra rocce e pascoli, per poi iniziare una decisa discesa verso la valle, tagliando i tornanti della strada statale.
Lungo il percorso si incontrano la piccola Cappella della Madonna delle Nevi, immersa nel silenzio della montagna, e il Rifugio del Pellegrino, purtroppo chiuso ormai da alcuni anni.
Il sentiero, costeggiato da cespugli di mirtilli, regala ancora splendide vedute sulle cime del Gran San Bernardo, che si allontanano lentamente alle spalle del pellegrino. A interrompere questo scenario incontaminato compare però l'infrastruttura del Traforo del Gran San Bernardo che contrasta con la bellezza selvaggia del paesaggio alpino.
La Via Francigena continua a scendere con decisione, perdendo in pochi chilometri un notevole dislivello. Il percorso non presenta particolari difficoltà, anche se alcuni brevi tratti su roccette richiedono un po' di attenzione. Poco alla volta il paesaggio cambia: l'ambiente d'alta quota lascia spazio a una fitta foresta di abeti che accompagna la discesa verso il fondovalle.
Gli ultimi tornanti conducono a una sorgente e alla strada asfaltata che introduce nel centro di Saint-Rhémy. I lampioni decorati con il simbolo della Via Francigena danno il benvenuto ai pellegrini, mentre tra le case in pietra, impreziosite da balconi fioriti, spicca una graziosa chiesetta dai delicati colori pastello.
Da Saint-Rhémy si prosegue lungo un ampio sterrato fino a Saint-Léonard, dove una fontana e una piccola area di sosta invitano a concedersi una pausa. Qui è possibile anche apporre il timbro sulla credenziale. Un cartello ricorda che mancano ancora 1.005 chilometri a Roma: un numero che rende improvvisamente concreta la lunga strada che attende il pellegrino.
Nel piccolo borgo si possono vedere la chiesa parrocchiale di San Leonardo e il castello, costruito probabilmente nel 1095 da Gerardo de Bocha, cavaliere e signore del luogo. L'edificio, nell'aspetto attuale risalente al XV secolo, conserva una solida struttura rettangolare a tre piani, compatta ed elegante.
Un sentiero conduce quindi alla frazione di Cerisey, attraverso un breve ma ripido tratto. Il piccolo nucleo di case in pietra conserva ancora l'architettura tradizionale della valle e rappresenta uno degli scorci più caratteristici della tappa.
Dalla località Casa di Barral il percorso diventa più dolce e si snoda tra prati e pascoli, costeggiando il Ru Neuf, uno degli antichi canali irrigui della Valle d'Aosta. Da qui si cammina immersi nel verde fino a raggiungere Saint-Oyen.
I rus sono una delle peculiarità della Valle d'Aosta. Questi canali artificiali, realizzati a partire dal Medioevo, convogliano l'acqua dai torrenti di montagna verso campi e pascoli, permettendo l'irrigazione di territori altrimenti troppo aridi. Lungo questa tappa e nelle successive la loro presenza accompagna spesso il cammino, insieme alle numerose fontane che testimoniano quanto l'acqua sia sempre stata una risorsa preziosa per le comunità alpine.
La mia giornata si conclude a Saint-Oyen, dove nel centro del paese si trova un'accogliente area dedicata ai pellegrini della Via Francigena. Qui sorge la Chiesa di Sant'Eugendo, intitolata all'abate francese del VI secolo. La sua fondazione risale probabilmente al periodo compreso tra il 1137 e il 1176, anno in cui viene citata in una bolla papale. L'edificio attuale è frutto della ricostruzione del 1820 ed è stato restaurato nel 1990.
All'interno della chiesa è custodito un prezioso reliquiario in argento, parzialmente dorato e decorato con cristalli incastonati. Realizzato nel XVII secolo da un artista svizzero, fu donato nel 1636 dal prevosto del Gran San Bernardo, Roland Viot, e rappresenta una delle opere più preziose conservate nella valle.
In questa tappa si percorrono quasi esclusivamente sentieri, sempre ben tenuti e perfettamente segnalati. Solo in due brevi tratti si cammina lungo la strada statale.
Dove dormire
Per il pernottamento ho scelto lo Château Verdun, una storica Casa Forte immersa nel verde. Le sue origini risalgono al X-XI secolo e, nel 1137, l'edificio fu donato ai Canonici Regolari di San Bernardo, entrando a far parte della rete di strutture destinate all'accoglienza dei viandanti e al sostegno dell'Ospizio del Gran San Bernardo.
Per quasi nove secoli Château Verdun ha accolto pellegrini e viaggiatori diretti al valico, offrendo ospitalità anche ai loro animali e contribuendo ai rifornimenti dell'Ospizio. I marronier, antesignagni delle guide alpine, accompagnavano da qui i pellegrini sino al Colle. Completamente restaurato, dal 1991 è tornato a svolgere la sua antica funzione di casa di accoglienza ed è oggi una struttura Amica della Via Francigena.
La struttura offre anche la possibilità di cenare con un menù completo, comprensivo di primo, secondo, dolce o frutta e bevande: una soluzione particolarmente comoda per chi conclude qui una giornata di cammino.
Tra le altre strutture dedicate ai pellegrini lungo questo tratto della Via Francigena si segnalano anche l'Ospizio del Gran San Bernardo, sul valico, e il Dortoir di Saint-Léonard.
Come arrivare
Per raggiungere il punto di partenza della tappa è necessario arrivare ad Aosta, collegata in treno con Torino e Ivrea lungo la linea ferroviaria Torino–Ivrea–Aosta. Nel 2026, tuttavia, la tratta Aosta-Ivrea è interessata da lavori di potenziamento e il servizio ferroviario è sostituito da autobus.
Da Aosta si prosegue con gli autobus di linea diretti al Colle del Gran San Bernardo generalmente operativi da metà giugno a metà settembre, mentre nelle altre corse il capolinea è Saint-Rhémy-en-Bosses, da cui è necessario organizzarsi diversamente.
Poiché i collegamenti con il Colle del Gran San Bernardo sono limitati e variano in base alla stagione, consiglio di verificare sempre gli orari prima della partenza e di pianificare con attenzione il viaggio, soprattutto se si desidera iniziare il cammino direttamente dal valico.














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